
Spesso sentiamo dire che una certa “asana”, posizione, fa bene ad una determinata parte del corpo o disturbo in particolare.
Importante tenere in conto che non è con la pratica di una singola asana che si ottengono i reali benefici, oltre ad essere sconsigliato, ma nel complesso di una sessione completa.
– Innanzitutto dire che una pratica, per breve che questa sia, dovrebbe sempre includere i diversi movimenti del corpo (estensioni, flessioni, torsioni e piegamento laterali), che ne favoriscono l’armonizzazione e l’equilibrio. Mettiamo il caso di fare solo posizioni per l’apertura del torso, col tempo la zona lombare ne risentirà.
– Non esiste una posizione giusta o sbagliata, esiste una posizione che si adegua ad ogni singolo individuo.
Prendendo come esempio “paschimottanasasa”, il piegamento in avanti da seduto, non importa quanto noi riusciamo a fletterci, piuttosto è indispensabile l’essere consapevoli del nostro corpo e della propria pratica (auto-osservazione) come percorso di auto-miglioramento.
– Lo yoga è una esperienza personale e i benefici di una pratica saranno diversi da una persona all’altra perché ognuno di noi è diverso, non solo fisicamente ma anatomicamente.
Ognuno di noi ha delle posizioni che forse non raggiungerà mai per molto che ci provi, è questo è dovuto alla propria costituzione fisica (struttura ossea, muscoli,…) che non lo permettono, e va bene così. Ognuna delle asana ha più di un singolo beneficio, e la scelta è numerosa.
Per questo l’importante non è la meta ma il percorso stesso. Capire dove siamo adesso (come mi sento in questo momento, mentalmente e fisicamente), accettando il momento presente senza pregiudizi e rispettandoci con amorevolezza. Questa presa di coscienza ci permetterà di avanzare nella pratica in maniera sicura ed efficace.
